Riconoscimento facciale vs Rilevamento del volto

In questi ultimi anni si sono sviluppate innumerevoli tecnologie basate sul riconoscimento facciale e rilevamento del volto, molte delle quali di uso comune come nel caso degli smartphone più moderni. Nel settore della security gli algoritmi per il rilevamento e riconoscimento di un volto si stanno diffondendo sempre di più, in modo particolare per quel che riguarda le telecamere per la videosorveglianza, termoscanner e termocamere o sistemi biometrici di controllo accessi. Nonostante spesso questi due termini vengano utilizzati impropriamente come sinonimi, non indicano lo stesso tipo di funzionalità. Questa tendenza infatti, può derivare da una impropria traduzione dei termini inglesi “face detection” o “face recognition” che può generare confusione.

La definizione “face detection” è traducibile in italiano con “rilevamento del volto” e rappresenta quell’insieme di tecnologie che basano il loro funzionamento sulla semplice rilevazione del viso dei soggetti. Gli algoritmi di queste tecnologie, infatti, si occupano di individuare all’interno di un’immagine statica o di un video il volto delle persone distinguendolo da altre parti del corpo, dal paesaggio o da altri elementi non utili per il loro scopo.
Rilevamento del volto significa semplicemente la capacità di un sistema di rilevare la presenza di un volto umano in un'immagine o in un video. Il rilevamento dei volti ha diverse applicazioni: molte telecamere sfruttano questo sistema per la messa a fuoco, per funzioni antintrusione o per il people counting, verificando quante persone siano entrate all’interno di uno spazio (utilizzato a fini di marketing o recentemente anche a scopi di prevenzione da Covid-19 nel rispetto delle norme sul distanziamento e la capienza dei locali), o per la misurazione della temperatura con termocamere e termoscanner.

Il riconoscimento facciale corrisponde all’inglese “face recognition” e indica quelle tecnologie biometriche che vanno oltre il mero rilevamento del volto, con l’obiettivo di associare un’identità ad un viso. Il sistema confronterà la faccia individuata con quelle presenti in un database alla ricerca di una corrispondenza.
Il riconoscimento facciale si rivela quindi utile per confermare l’identità di una persona, permettendone o meno l’accesso a determinate aree o monitorando i suoi specifici movimenti ad esempio per fini antiterroristici.

A livello di Privacy, le due tecnologie hanno sicuramente impatti differenti.
Il rilevamento del volto (face detection) non comporta particolari implicazioni sulla privacy, sebbene sia comunque necessario adottare le corrette informative in funzione della finalità e modalità del trattamento dei dati che dovrà essere compliant al GDPR.

Per quel che riguarda il riconoscimento facciale, si configura un trattamento di dati biometrici. Sono il GDPR – General Data Protection Regulation e il successivo decreto italiano di adeguamento (D.lgs. 101/2018) a disciplinare la materia, oltre al Provvedimento generale prescrittivo in tema di biometria - 12 novembre 2014 - del Garante Privacy italiano.
Prima di attivare sistemi video con riconoscimento facciale, il titolare del trattamento ha l’obbligo di effettuare valutazione di impatto sulla protezione dei dati (D.P.I.A.- Data Protection Impact Assessment), ai sensi dell’art. 35 del GDPR.

Al di là delle normative specifiche, la valutazione d’impatto è uno strumento indispensabile ai fine dell’adozione di sistemi biometrici come il riconoscimento facciale, permettendo di comprendere al meglio i rischi e i benefici derivanti e di valutarne possibili soluzioni per garantire la sicurezza dei dati e la privacy degli utenti.
Proprio per questo è importante distinguere tra riconoscimento facciale e rilevamento del volto, confrontando le tecnologie utilizzabili e definendo quella più idonea al proprio caso. Affidarsi un system integrator professionista permetterà al Cliente di installare i device più idonei a rispondere efficacemente alle proprie esigenze, trovando assistenza anche nella parte privacy e burocratica. 













Fonte: Garante per la Protezione dei dati Personali, Agenda Digitale