Furto miliardario al Museo del Castello di Dresda: il colpo più clamoroso della storia del dopoguerra

Un furto alla stanza del tesoro del Castello di Dresda? Sembra incredibile, ma è successo davvero. È accaduto verso le 5 del mattino dello scorso 25 novembre, quando alcuni malviventi sono riusciti a rubare storici gioielli dal valore inestimabile direttamente dalle "Grünes Gewölbe", le "Volte verdi" del museo, un luogo considerato praticamente inespugnabile.

Stavolta il famoso Professore e la sua banda non c’entrano nulla: i ladri hanno approfittato delle lacune del sistema di sicurezza, riuscendo ad aggirarle con una certa semplicità. È bastato dare fuoco alla cabina elettrica, facendo piombare nel buio il castello e mandando fuori uso la quasi totalità delle telecamere installate. Infatti, soltanto una di queste è riuscita a riprendere le immagini del furto: due uomini incappucciati si sono introdotti nell’area, per poi rimuovere le grate di protezione e irrompere nella sala mandando in frantumi le teche e portando via tre parure di brillanti e diamanti, due di 37-40 pezzi, la terza di 20. Un bottino dal valore economico di circa un miliardo di euro, sebbene il valore storico, artistico e culturale rendano il danno incalcolabile.

Poco prima della fuga dei malviventi, gli addetti alla sicurezza non armati hanno scoperto l’intrusione e, come da procedura, hanno allertato immediatamente la polizia giunta sul posto dopo soli 5 minuti dalla chiamata. Ciò nonostante, i ladri sono riusciti a fuggire a bordo di un’Audi A6, probabilmente lo stesso veicolo ritrovato incendiato in un garage della città poche ore dopo.

Una vicenda che ha lasciato sconcertato il mondo per diverse ragioni: innanzitutto, uno dei tesori più importanti della storia europea è stato rubato con estrema velocità e semplicità, rivelando inefficace ogni strumento di sicurezza. Il secondo punto risiede proprio nella limitatezza dei suddetti sistemi di sicurezza, quando invece, da un sito di tale rilevanza, ci si aspetterebbe un livello di protezione decisamente maggiore. Non una banda disorganizzata, ma veri professionisti che hanno ben studiato le caratteristiche del luogo e le sue difese fisiche, elettroniche e procedurali, intuendone le relative falle.

Ma come sarebbe stato possibile evitare una tale perdita? Esistono delle soluzioni in grado di impedire la riuscita di un furto del genere? Beh, innanzitutto sarebbe stato opportuno che il sistema di videosorveglianza e quello antintrusione fossero dotati di un’alimentazione di backup (tramite UPS) e che, come è successo per la telecamera che ha ripreso l’unico video, la registrazione fosse anche onboard tramite scheda di memoria. In questo modo, anche in caso di blocco o spegnimento del sistema principale (video management system), verrebbe effettuata una registrazione locale. Per la parte di protezione attiva (antintrusione), l’alimentazione elettrica dovrebbe avere un backup con autonomia di almeno 12 ore, o meglio ancora 48 in conformità alla normativa EN50131. 





Fonte: Ansa